Le 3 P del pensare altrimenti
Intervistando Pluk, Pippi e Pinocchio
Mi chiamo Michel Foucault e sono un filosofo.
Quando ho iniziato la mia ricerca filosofica ho da subito pensato che il problema fondamentale del potere stesse nell’ ”ordine del discorso” ovvero di come il potere impedisca di continuare a poter dire parole, aprire porte, se non addirittura portoni e raccontare la propria storia.
Ogni società produce il proprio discorso, controlla, seleziona, organizza tramite un certo numero di procedure e una di queste è quella d’esclusione. La mia idea, come filosofo, è quella di indagare queste procedure e dispositivi per vedere sino a che punto “il potere divenga dominio” e come si possano trovare modi e tempi per agire libertà di ascolto parola e disattesa del potere
stesso. Mi sono sempre attenuto alla realtà e i fatti di Genova, degli striscioni, della parole strappate alla realtà, mi hanno invitato ad approfondire.
Per fare questo sono andato anche a intervistare tre soggetti molto particolari che in un modo o nell’altro hanno avuto a che fare con l’ordine costituito per poi trovare linee di fuga, che come sosteneva il mio amico Deleuze, sono traiettorie di trasformazione in cui si sfugge con flusso creativo, critico inventando nuove possibilità di pensiero e di vita.
Ecco le interviste.
Foucault: Ciao Pinocchio. Tu sei il primo da cui vorrei iniziare. Ti dico che le domande che farò sono domande che vorrebbero approfondire il tuo punto di vista e non interrogarti, vorrei che ci raccontassi un pochino la tua storia e come sei arrivato ad avere un rapporto diretto con l’ordine costituto.
(Pinocchio non sta mai fermo, gambe e braccia si muovono, le sue mani pensano,
i suoi piedi anche e il suo naso, mai fermo, segue i suoi mille fraintendimenti ed errori)
Pinocchio: Ciao Michel, o forse dovrei chiamarti Tonno Filosofo? Ah Ah Ah!! Sai il mio grillo parlante dice sempre che: “ben educare significa ben parlare”, ed io sto molto attento a quello che dice, anche se poi faccio sempre il contrario.
Ricordo bene la vicenda a cui ti riferisci. Erano due. Due Carabinieri grandi, alti e in divisa. Si vedeva che erano Carabinieri. Io in mezzo a loro affranto, di qualcosa che ancora devo capire cosa fosse. Dicono che feci monellerie, ma io ricordo anche che appena il mio babbino mi fece i piedi non avevo modo di stare fermo, finalmente potevo camminare da me, correre da me e mi detti alla fuga per la strada che mi sembrava così grande e interessante. Saltavo come una lepre felice nel prato e il babbino che mi correva appresso gridava “prendetelo!”, ma io pensavo fosse solo un gioco, uno scherzo, un divertimento tutto quel fracasso a me intorno.
Foucault: in che senso Pinocchio dici fosse un gioco?
(intanto Pinocchio si era già arrampicato sul lampadario per
smontare la lampadina)
Pinocchio: Dico così perché tutti sanno che se qualcuno corre e un altro lo insegue si sta giocando a “chiapparella” o forse no?! Ma in quel caso le cose andarono diversamente. Forse che un burattino non può correre sulle sue gambe, forse che un burattino non può correre con i suoi piedi? Certo io sono strano, straniero anche a un burattino, un burattino solitamente ha dei fili che lo tengono per mano e non può muoversi o pensare ed è per questo che mi volevano fermare?!
Foucault: grazie del chiarimento. Ma, anche delle domande. Beh certo il tuo essere avrà sorpreso le aspettative, non eri quello che avresti dovuto essere. Ma torniamo alla tua storia.
Pinocchio: Geppetto, il mio babbino, continuava ad urlare. Prendetelo! Prendetelo! Ma io correvo come un cavallo al galoppo nella pianura infinita. Tutta la piazza mi additava, mi guardava, mi apostrofava: bandito, monello, brigantaccio, dove vai a correre come un cagnaccio!? Insomma ero davvero nei guai con quella corsa nei corridoi. Non passò molto perché un carabiniere fu attirato e tutto adirato. Io non mi persi d’animo, insomma cosa stavo facendo di male, se non correre sulle mie gambe appena create? La mia destrezza fu tradita dal naso lungo (di orecchie non ne ho), mi presero al volo e mi riportarono da babbino che
tutto arrabbiato avrebbe davvero fatto i conti con me. Ma, le cose vanno sempre in modo strano. E sai cos’è successo? Che alla fine fu il mio babbo ad andare in prigione per maldicenza e povertà, perché un Pinocchio di legno non può avere libertà.
Foucault: caro Pinocchio desiderio e potere non vanno mai a braccetto. Ma, soprattutto il discorso vero è difficile a dirsi è molto più facile che sulla pubblica piazza il discorso sia manipolato e millantato. Non faccio fatica a pensare come il tuo caro Geppetto sia stato schernito e accusato. Si potrebbe sicuramente dire che un Pinocchio di legno senza fili e contegno sia un vero problema per chi vuole ordine e disimpegno. Ma, d’altra parte quando qualcosa accade per la prima volta o viene detto per la prima volta sfugge al senso e alla comprensione. Solo con ascolto si può arrivare ad accogliere l’evento nuovo, ciò che è straniero da ciò che non sembra esserlo. Sono le regole della “polizia discorsiva”: un pinocchio in libertà ha qualcosa che non va! Ma torniamo a noi. O meglio a voi! Se sei d’accordo a questo punto passerei la parola a Pippi, a Pippi Calzelunghe se qualcuno non la conoscesse.
(intanto Pinocchio s’era già accovacciato a giocare con qualche formica,
mentre Pippi, che sino a quel momento era stata in giardino, entrò dalla finestra
con la sua scimmietta sulla spalla e uno strano mantello di lillà)
Ciao Pippi!
Pippi: Ciao?! Ma, non sai che da oggi per salutare non si dice più Ciao?
Foucault: Ah si, e allora cosa dovrei dire?
Pippi: Ma non so, quello che ti passa per la testa a te.
Foucault: Ah bene allora Carciofo Pippi! Qual buon vento?!
Pippi: Ma, cosa dici mai, il vento non mi porta, al massimo mi portano le mie gambe o sono io a portare loro? Boh non l’ho mai capito, sicuramente il mio cavallo lo porto io, sai lui è sempre stanco e non gli va di fare troppa strada.
(intanto il cavallo di Pippi spuntava dalla finestra per mangiare i lillà del suo mantello)
Pippi: Hai visto che bel modo di spogliarsi? Così non devo più mettere via i vestiti nel cassetto e neppure lavarli!! Ci pensa lui a mangiarli!!
Bene Pippi, possiamo parlare un pochino della tua storia con la scuola e la polizia.
Pippi: A beh, è stata una giornata divertentissima perché ho giocato a rincorrermi con la polizia. Devi sapere che una bambina da sola, anche se se la cava benissimo, non può stare a lungo senza un adulto che le dica cosa deve fare e non fare, come deve essere e non essere, di che colore dovrebbe essere il cielo, la sua pelle e tutte le cose del mondo. Proprio per questo intorno a Villa Villacolle si era sparsa la voce che io fossi tutta, tutta sola. Ma guarda te che fesseria! E loro chi sono?!!! Visto che un cavallo e una scimmia non possono fare le prediche che fanno i grandi.
(Pippi corse ad abbracciare il Signor Nilson e il cavallo che la stavano ad ascoltare con attenzione, si
distrasse per un po’ e poi tornò a raccontare)
Pippi: Si, ma il mio Grillo parlante se vuoi le faaaaa le predicheeee!
(Pinocchio urlò da lontano mentre dondolavano dall’albero in giardino)
Pippi: Ma, il tuo Grillo è stato addestrato i miei animali li ho solo educatiiiiiii e le prediche non le fannoooo!!
Pinocchio: Anche io sarei dovuto a scuola, ma ho venduto l’abecedario e sono andato a guardare lo spettacolo di Burattiniiii!
Pippi: Caro, Pinocchio chi ti ha comprato l’abecedario è stato un furbone ed è un vero fannullone, ma io a scuola come te vorrei andare, ma è una noia mortale quando non ci sono maestre che sanno inventare. Comunque poi a scuola sono tornata solo ho cercato di essere sempre sbadata per tenere sempre accesa la mia innata curiosità da Cercacose e inventa parole… ma questa è un altro capitolo della mia storia.
Dicevo che era un bel pomeriggio ed ero con Tommy e Annika a giocare. Stavo proprio dicendo che “Era meraviglioso vivere” quando vidi i due poliziotti spuntare dal giardino. Caro Michel io amo i poliziotti come il succo di rabarbaro! Iniziai così a scherzare con loro, ma forse non la presero bene.
Poi mi dissero di una casa famiglia che già mi sembrava di avere. Iniziarono a dirmi una serie di divieti: no cavalli, no scimmie, non puoi credere di fare quello che vuoi!
Poi mi presero per un braccio e io per battuta presa mi girai e dissi: ce l’hai!! E cominciai a scappare.
Mamma mia com’è divertente giocare a rincorrersi!!!!
Pinocchio: Lo detto anch’iooooooooooooooooooooooooo
(fu Pinocchio mentre correva, a fare eco a Pippi)
Pippi: Solo che i Poliziotti non sanno quanta forza ho. Certo sono una bambina, ma mai pensare che le bambine non siano forti. Li presi per il cinturone e li portai fuori dal cancello, un bel gioco dura poco, se dura troppo mi annoio. E ancora devo capire come mai i Poliziotti non raccontarono nulla a nessuno. Forse si erano offesi? Chissà il mio cavallo è sempre contento quando lo sposto di qua e di là. Ma forse ad una bambina qualcosa è concesso e qualcos’altro chissà. So solo che da quel giorno la mia Casa Famiglia fu riconosciuta da tutti come la mia Casa Famiglia e non dovetti più andare via.
Bene Pippi, grazie. Posso far raccontare Pluk?
(Pippi era già scomparsa veloce come un’anguilla infatti
quel giorno aveva deciso di andare a scuola
perché si era messa in testa di imparare le moltiplicazioni e non le mortificazioni)
Caro Pluk come stai?
Pluk: Bene, sei molto gentile a chiedermelo. Potrei raccontare la mia avventura con il Parco e gli animali?
La mia amica Ciccia Clio e il mio amico Zazà mi aiuteranno.
Certo sono qui tutto orecchi .
Pluk: Bene. Ero appena arrivato alla Torrettta del Grangrattacielo, mi ero appena ambientato, sai io arrivo sempre da lontano un po’ vagabondo e un po’ stanziale occupo case che nessuno abita e vuole.
Non ho mamma né papà se è questa la domanda che vorresti farmi, non si sa dove siano, chi siano eppure io da qualcuno sono nato e ora sono qua. La mia vita è bella, so guidare, anche se sono piccolino e mi piace parlare con chi incontro. Stavo dicendo che appena arrivato e sistemato la mia amica Ciccia Clio mi disse che c’era un grande problema in città volevano distruggere con il buldozer il grande parco dove abitavano tantissimi animali. Io sono molto attento a queste cose e credo che si debba avere la mia opinione. Insomma essendo favorevole al dialogo dopo aver consultato tutti gli esseri viventi del quartiere mi sono recato a parlare con il Guardiano del Parco e provai a dirgli il mio pensiero, gli dissi che era orribile che gli alberi del parco fosse abbattuti e che il loro silenzio era proprio tranquillo, ma lui disse che per il silenzio avrebbero messo UN CARTELLO DI DIVIETO con su
scritto SI PREGA DI FARE SILENZIO. E disse anche che SOLO IL GIORNO DI PASQUA SI SAREBBE POTUTO PATTINARE SULLE MATTONELLE.
Ora, è vero che un bambino non dovrebbe contraddire un adulto, e tanto meno il guardiano che ha potere, ma se ha delle buone ragioni non dovrebbe essere ascoltato? Così presi coraggio e gli dissi degli animali, delle tortore, dei topi di tutti gli esseri viventi che erano lì felici nel parco. Ma lui di me si fece una gran risata e non riuscii ad ottenere nulla. Proprio nulla! Così dovetti cambiare strada e anche piano per salvare il bosco e così per guadagnare tempo la mia amica Ciccia Clio decise di “sporcare” il
progetto del Guardiano che si arrabbiò moltissimo. So che è sbagliato “fare la cacca” sul progetto, ma cosa dovevo fare?! Lui non ci aveva ascoltati e ci aveva derisi!
Così iniziò la mia lunga avventura che qui non vi posso svelare, vi dico solo che nel momento più bello di quest’avventura a lieto fine anche il Guardiano del parco si mise a saltare e giocare. Non ebbe più quelle strane idee di silenzio e cemento, ma solo di tanto colore. Non hai idea caro filosofo di quanto tempo ci vuole a far capire che nel mondo ci sia bisogno di colore e anche un pizzico di coraggio per difendere chi ci vive e chi arriva per ultimo. I genitori sai pensano sempre che noi bambini e bambine dobbiamo solo ubbidire, a parte il Signor Fracasso che con i suoi Fracassini vive proprio felice.
Grazie caro Pluk il tuo grande discorso ci fa pensare. Ricordo che il mio amico Guattarì diceva sempre che per avere saggezza ecologica è importante fare attenzione a sé, agli altri e al mondo e senza questa visione non si va da nessuna parte.
Ora non so se chi ci legge avrà compreso quanto queste storie ci dicano del potere e del desiderio, del dominio e della costrizione, ma è certo, il nostro immaginario può andare oltre realtà inventare con questi personaggi fantastici altri mondo possibili che del dominio si facciano una gran risata per seppellire odio e disumanità.
Vorrei dirvi ancora solo una cosa.
Bisogna spostare le frontiere, ma non semplicemente spostarle per collocarle altrove, ma renderle incerte, fragili, permettere passaggi, osmosi, transiti; è questa credo, la cosa importante.
Si dovrebbe in ogni istante: fare, fare il contrario, lasciare passare, da qui a là…attraverso…dall’altra parte…[…] senza… […]
Continuate voi la storia, non abbiate paura della parola
Fine.
Lo dice anche Gianni Rodari
Firmato Michel Foaucault, Pippi calzelunghe, Pinocchio e Pluk.